Gilberto, ovvero: fatti e antefatti.

un opera forsennata di Marco De Vincentis (risalente all'epoca in cui beveva molta birra)

FATTI E ANTEFATTI

 
Un giorno viene il mio amico Gilberto, e con trionfale aria da monarca assoluto mi dice:
"Abbiamo fondato un giornale, una gran cosa, un vero giornale underground!"
Io lo guardo stralunato. Underche?
Non faccio in tempo ad aprire bocca, che subito mi dice che dovrò collaborare. Ma pensa un po', io che devo collaborare a... ma che cos'è un giornale underground?
Ma come, dice, non lo sai, ma chi vuoi prendere in giro, mavvìa, al giorno d'oggi, figuriamoci... e così via per tre quarti d'ora mi sciorina un discorso tutto infarcito di 'logicamente' e di 'rendo chiara l'idea'. Alla fine, siccome non ha reso chiaro un bel niente, mi tocca esprimere un opinione, e non posso che limitarmi a quell'espressione che può voler dire tutto e niente, ma che stavolta uso al suo pieno significato morale:
"Boh!"
Questa posizione mi costa altri maledetti tre quarti d'ora di presa di coscienza sui problemi morali che assillano l'individuo, la crisi esistenziale delle masse, e altre bestialità del genere.
A questo punto mi basta un rapido esame interiore per esteriorizzare la mia interiorità, e dare a Gilberto la risposta giusta. Lo mando a quel paese, dicendogli che m'è venuta la vocazione e mi voglio fare frate cappuccino. Lui ride, non si scompone affatto, dice che è contento di vedermi scherzare, e contentissimo di vedermi dalla sua parte.
Ma pensate un po', io sono qui che mi dibatto in un acuta e personale crisi di coscienza, crisi esistenziale, crisi mistica, crisi economica... e poi noia e anche fifa tremens. E lui mi viene a dire queste fregnacce. Francamente non lo trovo onesto, devo fare qualcosa.
Mi vedo costretto a ricorrere a mezzi drastici per farmi capire.
"Ah, Gilbe', vaffanculo!"
E così lo metto alla porta senza mezzi termini, e rimango solo con i miei problemi.
 
Tutto quanto sopra potrebbe far pensare a una rapida e breve conclusione della faccenda.
Invece no.
Non con Gilberto. Lui non molla.
La rivista d'avanguardia è avviata, e nonostante i miei fermi propositi, quel mascalzone riesce a coinvolgermi. Tralascio i mezzi meschini e subdoli che ha usato per accalappiarmi. Posso dire comunque che ha potuto approfittare della mia crisi economica galoppante.
Ma parliamo della rivista.
Semplicemente assurda.
Solo così si può definire quel giornale, che credo che sia il più alto concentrato di cazzate che sia mai stato scritto e stampato negli ultimi anni. Non mi meraviglio che le autorità lascino in vita un simile fogliaccio, visto che è probabile che un giorno penseranno i lettori a fare una dovuta strage.
In un numero annuncia a grandi titoli che gli americani sono dei figli di puttana e non bisogna fidarsi di loro, perché quando l'Europa sarà nei guai davvero loro se ne fregheranno altamente.
In un altro numero dice, con enfasi da socialista storico, che i russi hanno tradito lo spirito del socialismo, e quindi non ci si può fidare di loro, perché oltre tutto sono i nemici naturali della civiltà, fin dai tempi degli unni. Nel numero successivo ci mette in guardia dalla perfida Albione, sottolineando il fatto che gli inglesi hanno sempre pensato ai loro comodi. Più avanti ci diffida dal prestare orecchio alla politica dei francesi, schiavi della cupidigia, quindi ci ricorda che da tempo immemore il pericolo è giallo, anche se non bisogna distrarsi davanti ai giapponesi, razza infida e pericolosa.
Ancora più avanti ci mette in guardia dal Sudafrica, con la sua tensione trascinante, dall'Australia, dalla Norvegia.
Declama l'assoluta insicurezza derivante dall'alleanza con la Spagna, la Grecia, il Brasile... insomma, a farla breve, dopo aver dichiarato nemico della patria tutto il resto del mondo, in un ulteriore numero successivo si lascia andare ad ottimistiche considerazioni sulla situazione politica internazionale.
E quello che ho fatto era solo un esempio a caso, del modo di fare giornalismo del caro Gilberto. Quando ho avuto modo di leggere le cazzate che vengono scritte sul giornale, ho sentito l'incontenibile desiderio di sgozzare Gilberto e i suoi maledetti scherani leccapiedi, ma mi ha trattenuto il pensiero che quella roba ha dei lettori convinti. Con una strage di redattori, avrei corso il rischio di farli apparire dei martiri agli occhi dei disperati che comprano il fogliaccio e si bevono le stronzate che ci sono scritte...
Mentre me ne sto lì che non so ancora che cosa fare, se ne viene Gilberto, e mi fa:
"Allora, tu terrai una simpatica rubrica, spigliata e al passo coi tempi: l'Angolo del maniaco sessuale."
Lo guardo come si potrebbe guardare una merda sul pavimento della cucina, mentre stai mangiando il tuo piatto preferito.
Evidentemente Gilberto è al corrente della mia recente inchiesta sociologica sulle perversioni sessuali. Oltre a questo, càpita che io sia veramente classificabile abbastanza vicino alla definizione di maniaco sessuale... ma la cosa non mi attira molto.
Glielo dico, non so se sia il caso...
"Ma non fa niente, sei in gamba, userai al meglio la tua fantasia. Ricorda che qui stiamo perseguendo una missione!" declama.
"Perseguitando?" ironizzo io.
"Non dire sciocchezze, ricorda solo che stai dando un fondamentale contributo per cambiare il sistema."
A questo punto mi viene in mente il sistema che gioco da anni al totocalcio, e con cui non ho mai avuto la minima speranza di vittoria. Decido comunque di accontentarlo per adesso, gli curerò l'apertura della rubrica, mi divagherò con un pezzo sugli atti di libidine con minorenni. Ma che veda di trovarmi dell'altro da fare!
Diamine, già mi comporto abbastanza da maniaco nella vita privata, che io debba anche scriverne per lavoro, mi pare un po' eccessivo!
Fra l'altro non ho ancora accennato alla testata del giornale, il nome, che è quanto di più assolutamente impossibile possa concepire una mente malata: 'Il Maledetto che si ribella al Sistema'. Comunque nell'ambiente viene chiamato semplicemente il Maledetto, nome che gli si addice in pieno.
Ma dilunghiamoci un po' nelle descrizioni...
La redazione è in un attico schifoso e umido, al settimo piano di un dannato palazzaccio ottocentesco.
L'interno, arredato in maniera orrenda, ricorda molto una casa bombardata. Ci sono naturalmente alle pareti i soliti implacabili manifesti, il 'Che', Marx (stranamente Groucho, anziché Karl, ma dev'essere stata una svista), e poi vari altri rivoluzionari illuminati degli ultimi cent'anni. Segue un clamoroso poster di Marilyn, e uno a grandezza naturale di Pippo Baudo, che viene comunque usato più che altro come bersaglio per il lancio della matita, o cartacce, tazzine da caffè, e altro materiale da tiro.
L'ambiente è perennemente pieno di fumo, perché quei mascalzoni fumano come bestie, ininterrottamente. Sembra la val padana una sera d'autunno. L'aria densa è rotta solo ogni tanto da qualche bestemmia da concorso.
Ma parliamo dei redattori.
Orrendi.
Sembrano usciti da un incubo cinematografico post-sessantotto.
Borse a tracollo, jeans sdruciti, sciarpe quaresimali, capelli lunghissimi, o cortissimi, chissà, sarà la loro idea di opposti estremismi... occhiali scuri, assolutamente con lenti tonde... che poi non si sa come fanno con gli occhiali scuri in quel clima di catacomba...
E poi enormi mucchi di libri di psicanalisi, sociologia, psicologia, e infine un mostruoso cumulo di rivendicazioni sociali.
Insomma, un vero cesso...
Fra l'altro la redazione è fornita addirittura anche di servizi igienici, che consistono in uno stanzonaccio in terrazza, con lavandino, tazza, i soliti ammennicoli, insomma, e in più una mostruosa vasca da bagno rococò, che sembra piuttosto un letto a due piazze, e come tale infatti usato spesso dai redattori, quando le problematiche della carne superano quelle sociali.
Già, perché dimenticavo di dire che tra quei derelitti abbondano stranamente le ragazze. E a onor del vero, devo dire che sono la sola cosa buona di quell'antro infernale.
Non che siano tutte delle grandi bellezze, ma ci sono parecchie ragazze interessanti, e poi la presenza femminile aiuta sempre nel lavoro.
Il lavoro, poi, è assurdo, lì dentro.
Non c'è la minima organizzazione, si lavora in una promiscuità intellettuale tremenda, praticamente ad ogni articolo mettono mano tutti... Sarà per questo forse che vengono fuori quei casini pazzeschi!
Ma torniamo a parlare dell'avventura terrificante.
Dopo un certo tempo, Gilberto si degna di affidarmi l'onore dell'editoriale, lasciando la conduzione della rubrica del maniaco a una bella ragazza.
Lo ringrazio della considerazione accordatami, sputandogli addosso. Lui ride.
Già che sono in ballo, mi metto a ballare, e comincio a scrivere articoli al fulmicotone, lanciando frizzi lazzi motti arguzie, all'indirizzo di tutto e tutti.
Neanche a farlo apposta, i miei articoli cominciano ad andare forte. Una cosa pazzesca, oltre che, a mio avviso, vergognosa.
La cosa trova invece vasti apprezzamenti fra il gruppo troglodita dei redattori. Cominciano ad accettarmi, comincio a piacere, anche perché dopo i primi due numeri, i miei articoli trovano ampi consensi tra il pubblico.
Si, perché avevo dimenticato di dire che io all'inizio sono stato un po' un emarginato. Non che me ne fregasse niente, anzi, era mio vanto lo stare discosto dalla canaglia. Forse sarà perché io sono una persona normale, e loro un branco di nevrotici psicanalizzati, e aggravati dopo la cura. Dirò di più, è sempre stata mia cura l'accentuare al massimo la differenza, cosa che metto in atto presentandomi in redazione in giacca e cravatta, talvolta persino rasato, oltre che naturalmente sempre pettinato, cosa questa che a loro risulta assolutamente inconcepibile.
Comunque sia, il mio stile piace, e, nonostante tutto, mi considerano uno dei loro.
 
Comincio a diventare decisamente osceno nei miei articoli di fondo, dove mando a fondo tutti e tutto.
Gilberto me ne parla:
"Non credi di esagerare un po'?" mi dice.
"Senti, merdaccia, non credere che mi diverta a..."
"Vabbe', mi sembrano molto incisivi i tuoi scritti, vai subito al nocciolo delle questioni, solo che, non ti paiono un po' fortini?"
Non credo alle mie orecchie!
"E va bene, chi s'è lamentato?" chiedo tranquillo.
"Ma no, che dici, noi non accettiamo imposizioni né condizionamenti... il fatto è che gli attacchi alla chiesa sono un po' troppo palesi..."
Sono sconvolto!
"Da quanto è che ti preoccupi dei preti?"
"La religione è una realtà del nostro sistema..." comincia con tono di filippica pesante. Ma pensate! L'acceso rivoluzionario sinistroide, che vuole abbattere il sistema, vuole anche aver cura di non infastidire il clero!
E' terribile...
Tracanno un bicchierone di birra, e gli esprimo il mio disappunto sotto forma di un rutto bestiale, che strappa un applauso agli astanti...
Gilberto rinuncia e va a impartire ordini. E' impegnatissimo in una campagna contro i consultori familiari cattolici... totalmente in contrasto quindi col comportamento di poc'anzi, ma è una cosa normale per lui. Lo considero un tipo un po' schizoide... però ha il pregio di pagare, in questo momento, e la cosa mi fa sopportare tutto. Se questa non si chiama prostituzione!
 
Insomma, le cose vanno avanti in maniera clamorosamente tranquilla e schifosa. Mi aspettavo da un momento all'altro un irruzione della polizia, ma si scoprì in seguito che i più accaniti lettori di quel fogliaccio erano i magistrati.
 
Si va avanti così, senza registrare grosse novità, se si escludono alcune clamorose chiavate da manuale con una ragazza di bellezza strepitosa. Si tratta di quella che gestisce l'angolo del maniaco che io ho abbandonato. E' una psicologa, non ho capito bene se laureata o laureanda, e io mi ero spesso chiesto come facesse a reggere una rubrica simile... be', lo capii dopo il nostro primo incontro.
Semplicemente sconvolgente...!
 
Continuo a scrivere i miei articoli, che colpiscono senza pietà, tutti gli strati sociali. Bisogna dire a onor del vero che non sempre quello che scrivo corrisponde esattamente alle mie idee, anzi, spesse volte non corrisponde affatto.
Diciamola francamente, scrivo un sacco di boiate, con arie da fustigatore catonesco, ma non ci credo per niente. Il fatto è che chi compra un giornale del genere, vuole leggere cose così.
Io non faccio che accontentare il pubblico. Naturalmente, avendo cura di mandare a quel paese Gilberto ogni volta che mi passa a tiro di 'vaffanculo'.
Si, prendo i suoi soldi perché ne ho bisogno, ma lo odio.
Fra una lotta sociale e l'altra, il giornale va, e io proseguo la mia collaborazione, sempre sperando che l'ira divina colpisca quelle teste, che non si sa se siano troppo vuote, o troppo piene.
Questi soggetti pretendono di poter riuscire a cambiare la società con quattro pagine di cazzate a reazione. E invece così, probabilmente stanno facendo il gioco dei padroni: attaccando verbalmente, senza far seguire alle parole dei fatti concreti, può forse voler dire che non ci sono maniere per cambiare.
Il che potrebbe anche essere interpretato come se la cosa attaccata ha in fondo ragione di esistere.
Questa mia teoria è piaciuta enormemente a tre redattori che sono un po' più incazzati degli altri. Dopo aver parlato con me, sono usciti di corsa, urlando e inneggiando a Che Guevara e a Passanante.
Chiaro attacco di rivolutio tremens.
In serata vengono arrestati per adunata sediziosa e corteo non autorizzato, pare abbiano manifestato con lanci di uova davanti alla sede del parlamento.
Io trasecolo: adunata? Corteo? Ma se erano in tre...
Mi scopro un ottimo galvanizzatore di masse.
Naturalmente Gilberto coglie al volo l'occasione per scatenare un aspra offensiva contro la censura del potere, e si chiude nel cesso con la segretaria, per meditare un piano d'azione.
Tutta la redazione freme di sdegno. C'è più fumo del solito nell'aria, le sigarette solite sono state sostituite dalle Nazionali, brutto segno...
Mi dibatto nel buio, finché non incontro la mia psicologa maniaca.
"Bellezza, che dici di fare adesso?" le chiedo;
"Ma, tu che ne pensi?" mi risponde, mettendosi una mano sul fianco.
"Io un idea l'avrei... qui l'aria è pericolosa. Consiglierei di disimpegnarsi, e farsi rivedere quando le acque si saranno calmate..."
"Ma come, vuoi abbandonare i compagni...?" mi dice con aria sorpresa. Io guardo i cospiratori, i rivoluzionari...
"No, non voglio abbandonarli... voglio solo mettere più spazio che posso tra me e loro." dico deciso.
"Fuggire?" mi chiede.
"Rifugiarsi..."
Mi squadra con sguardo indagatore.
"Credo di sapere dove ti vuoi rifugiare..." dice sorridendo.
Le guardo le tette, abbondantemente scoperte dalla scollatura, senza più fingere. Lei, come ho detto, è molto sveglia, e così va a finire che ci prendiamo per mano, e ci avviamo fuori, lontano da quella cloaca.
L'intendimento è quello di aggiungere nuovi capitoli alla mia inchiesta sociologica sulle perversioni sessuali.
Il frigorifero è pieno, il telefono ha la segreteria attaccata, la donna collabora... che altro posso volere di più?

 

 

LA FELICITA' E' UNA DONNA CON I CAPELLI NERI
Marco. (dopo sette birre)

 


 
Non dico di essere mai stato un modello di rettitudine, anzi, al contrario, credo di essere un vizioso esecrabile e detestabile.
Ma ci sono degli elementi al mondo che fanno schifo solo a pensarci.
E' chiaro che sto parlando di Gilberto.
Ora qualcuno potrà domandarsi perché io ce l'abbia così tanto con quella sottospecie di ameba provvista di parola, be', ne parlerò forse più avanti. Fatto sta che è per me un ossessione.
E ne ho continui buoni motivi.
Eravamo rimasti che stavo con la psicologa, Diana.
Diana la splendente.
Bella.
Semplicemente splendida.
La nostra unione non era solo qualcosa di fisico, era una cosa puramente intellettuale. Io completavo la stesura della mia 'Indagine sociologica sulle perversioni sessuali nei vari periodi dell'era moderna'. Un lavoro sovrumano, e direi anche sfiancante.
L'aiuto completo di Diana costituisce la maggiore fatica, si chiavava in maniera pazzesca, strepitoso.
Insomma, tutto sembrava andare a gonfie vele, finché, dopo alcuni giorni, capitò di nuovo la bestia umana nella mia vita.
Stavo impegnato con Diana e altre due ragazze, a controllare la veridicità di alcune informazioni su certi costumi sessuali dell'antica Grecia, quando squilla il telefono.
Proprio sul più bello.
Non ho avuto dubbi. Solo una persona al mondo è capace di telefonarti mentre stai facendo un ammucchiata con tre donne...
Rispondo... è lui.
Gilberto.
L'eletto. L'unico che abbia capito che la società è di merda, l'unico che la combatta ad armi quasi pari.
Lui ha sempre ragione, le sue iniziative sono sempre ammirevoli, dense di senso sociale e populista.
Lui è la vera coscienza del popolo, lui ha le vere e uniche idee.
Attacca subito:
"Ma che fai, così non va, abbandoni il giornale proprio nel momento di una grandiosa battaglia!"
Non mi scompongo, per lui tutto ciò che fa merita l'appellativo di grandiosa battaglia. Azzardo una risposta:
"Ma guarda che io..."
"Tu la devi finire di formalizzarti intorno a questioni che hanno fatto il loro tempo!"
Eccetera eccetera, io provo a dirgli che secondo me il sesso non ha per niente fatto il suo tempo, anzi, ora che si comincia a liberarsi dalle inibizioni storiche... non l'avessi mai detto!!!
Mi aggredisce subito con veemenza, dandomi del retrogrado materialista, crapulone e minorato politico, attaccato ai piaceri della vita, e rammollito dai vizi. Dice che io accetto di vivere in questo schifo di società solo per godere sul momento di quelle piccole illusioni che mi offre. Naturalmente non perde l'occasione per lanciarsi in una violenta requisitoria contro i mali della società moderna.
"Ma Gilberto, quelle illusioni, come le chiami tu, sono l'unica soddisfazione concessa..." (io naturalmente parlo guardando Diana e le altre, che come illusioni non sono male)
Niente.
Lui è contrario ai compromessi. Il momento è grave, la battaglia imperversa, tutte le forze devono collaborare alla riuscita, devo accorrere a difendere i valori morali.
Ma sopratutto c'è da difendere il mio assegno, che vacilla se io non raggiungo il giornale in tempo per la stampa del prossimo numero.
Quest' ultima argomentazione mi convince. Il dannato mi ha colto sull'onore.
Mi dice di accorrere, e riattacca.
Io rimango lì, col telefono in mano, guardando nel vuoto. Quale sarà la pena per omicidio premeditato?
Mi riscuote Diana, che si è alzata dal letto.
"Era Gilberto?"
"Già."
"Che dice?"
"Dice ch'è scoppiatala guerra..."
"Contro chi?"
"Boh..."
"Ma... dobbiamo andare?"
"Ci sono gli stipendi in ballo. Ci prende per la gola..."
Ci guardiamo un po' in silenzio. Poi lei mi dice:
"Allora che si fa?"
"Che si fa... si va. L'assegno è sacro."
Ci vestiamo, io lancio un ultima occhiata alle due pulzelle sul letto, e lancio ventiquattro maledizioni bibliche all'indirizzo di Gilberto...
 
Qual'è questa famosa battaglia che imperversa? Lo scopriamo subito, appena arrivati in redazione. Pare che si tratti di una campagna a favore degli studenti delle scuole medie superiori.
Be', l'argomento mi va a genio, ricordo ancora il tempo in cui ero io uno studente, e le lotte che si facevano allora. Comunque ho bisogno di qualche ragguaglio, qualche chiarimento, che nessuno dei trogloditi riesce a darmi. Mi avvicino a un tavolo dove c'è un tipo quasi umano, uno studente in medicina, fuori corso, fuori gioco, fuori dai gangheri, sempre incazzato, però quando parla ha il pregio di usare la lingua italiana. Insomma, ci si capisce.
"Allora, che problemi hanno gli studenti, ora?" chiedo.
"Ma, alla base di tutto c'è il sistema scolastico... tutto si basa su programmi tendenzialmente repressivi e castranti, i metodi didattici non danno il minimo sbocco all'interiorità personale, né d'altro canto favoriscono l'esteriorità collettiva... la creatività è totalmente defalcata dalla sua posizione di fantasia e ..."
Non lo faccio finire. A parte l'implacabile attaccamento per la parola sistema e vaneggiamenti connessi, si vede che l'intento è buono. Deve esserci un fondo buono, si tratta di dare addosso al comparto scuola, quindi non posso che dare la mia adesione massiccia. Tanto, grosso modo i problemi sono gli stessi di quando andavo a scuola io, almeno così m'è parso indovinare dallo sproloquio del redattore. E non posso voltare la schiena a quei problemi: ancora vivo è il ricordo di quello che ho dovuto soffrire per prendere quel maledetto diploma di geometra, che fra l'altro mi è in seguito servito solo per coprire una clamorosa macchia d'umidità nel salone di casa.
Il bello è che qualcuno potrebbe pensare che io lo tenga lì per vanità. Figuriamoci!
Come sempre, Gilberto è indaffaratissimo con la sua segretaria, naturalmente nella vasca rococò del cesso bizantino, che peraltro resta il luogo migliore di quella topaia.
Diana va a raggiungere il gruppo dei trogloditi, e io, non avendo in realtà nulla da fare, mi accingo a passare il tempo in attesa di direttive più precise da parte del torturatore.
Non avendo di meglio, prendo a sfogliare l'ultimo numero del giornale. Trattengo a stento un conato di vomito guardando la testata, quindi do una scorsa veloce all'articolaccio di apertura, un orrenda e prolissa schifezza letteraria, che parla dei disagi degli omosessuali russi. Non c'è la firma, ma una fetenzìa simile la può partorire solo Gilberto. In terza pagina spicca un bel servizio sui costumi funebri della Nuova Guinea, seguito da un articolo sulla pesca del baccalà nei mari del nord, e infine un mostruoso racconto ambientato in Madagascar nei primi del secolo.
Continuo a sfogliare, tremendo ogni volta che gli occhi si posano su qualche articolo: ecco una denuncia sulla ormai cronicizzata carenza di vespasiani lungo le strade; ecco un articolo sulle usanze sessuali di un noto parlamentare; segue una critica del regime fiscale brasiliano, e poi una foto a grandezza naturale di una cacata sulla scalinata di S.Giovanni in laterano...
Basta! Non ce la faccio oltre a sopportare tale scempio. Sono talmente disgustato che anche il mio articolo mi appare come quello che dev'essere sempre stato, nonostante i miei sforzi: una schifezza tremenda!
Accartoccio dunque quella robaccia, e la getto dalla finestra.
Quindi mi accingo a leggere qualcosa di sano, prendo infatti un giornalaccio pornografico, di cui quel luogo abbonda. Pensa in che stato sono ridotto...
Neanche a farlo apposta, Gilberto esce dal cesso, già parlando dei suoi progetti, cioè lanciando una sequela di vaneggiamenti insensati. Vengo assalito dal prepotente desiderio di aggredirlo con una macchina da scrivere e farla finita una volta per tutte, ma poi penso che se un simile flagello divino è stato mandato sulla Terra, ci dev'essere un motivo profondo...
"In questi ultimi tempi gli insegnamenti scolastici hanno preso un andamento nettamente nocivo alla formazione umana degli studenti. Sta a noi, coscienza del popolo, denunciare la situazione, fornendo un esatto quadro e spiegando un aspra critica..."
"Io che c'entro in tutto questo?" lo interrompo subitamente.
"Devi scrivermi qualche articolo sull'argomento. Si, con il tuo stile caustico e moderato allo stesso tempo. Sei l'uomo giusto per una cosa del genere, un fine commentatore disincantato... non puoi abbandonarci..."
Càspita, Gilberto ha bisogno di me...
Nonostante i suoi rigiri, so benissimo che a quel figlio di puttana non importa niente delle masse, come è anche chiaro che degli studenti, in realtà, non gliene frega niente. Il tutto serve all'infamaccio per mettersi in mostra, è una questione di prestigio! E però, stavolta, servo io, per salvare il suo prestigio. E già, la situazione è importante, serve qualcuno che sappia scrivere davvero... bene, però se mi vuole mi deve pagare. Stavolta decido di fare il difficile.
Lui afferra subito l'antifona, e fa:
"Ah, c'è una ragazza che ti vuole conoscere..."
Ci siamo, comincia col tentativo di corruzione.
"Chi sarebbe?" dico io, con noncuranza.
"Toh, eccola lì... sulla soglia del mio ufficio"
Mi indica una visione inaspettata in quell'antro: alta, vestito scuro, aderentissimo... capelli neri, pelle chiara, curve stupende, evidenziate al massimo dal vestito, gambe bellissime, gonna corta, scarpe col tacco, e scollatura da infarto, e un seno superbo... è una dea!
Fantastica!
"Ma... e chi è?" chiedo.
"Quella è Eleonora, mia nipote."
"Tua... " deglutisco," E hai detto che mi vuole conoscere?"
"Calma. Ho detto che ti vorrebbe conoscere. Forse se ci mettiamo d'accordo per quegli articoli..."
Lo guardo con disprezzo. Il mascalzone vuole vincere a tutti i costi. La cosa scandalosa è che non esita a servirsi del suo stesso sangue per ottenere quello che vuole. Una vergogna...
Ci si mette d'accordo su gli articoli.

Presentazione. Strette di mano, convenevoli...
"Mi hanno parlato molto di te..." mi dice la bellissima.
"Ma... e chi mai ti avrà parlato di me?"
"Ma come, tutta la città... non si parla che dei tuoi scritti, che fra l'altro trovo stupendi. E fra l'altro non sembri affatto il solito intellettuale barboso, anzi..."
Se si può essere più espliciti di così...
"Mi lusinghi o mi aduli?" dico sorridendo.
"No, è così. Sai in particolare mi ha parlato molto bene di te?"
"Boh, che ne so io..."
"Graziella. La pianista... te la ricordi?"
Come potrei dimenticarla? Con lei ho avuto una delle più infuocate relazioni della storia dei rapporti erotici. Ricordo che era ossessionata dalle diciotto posizioni tibetane... sapeva il kama - sutra a memoria, e aveva una frenesia erotica pazzesca. I nostri incontri più accesi sono ricordati nei testi scolastici. Tremo al pensiero di quello che può averle detto...
"Certo che la ricordo... ti avrà parlato abbastanza bene, spero."
"Come no, mi ha detto tutto."
"Tutto?" (deglutisco)
"Anche di più..." aggiunge maliziosa.
Bene. Insomma, parlando del più e del meno, ci si conosce meglio. Non è male, ha anche del cervello, oltre al corpo da favola. Sembra che io non le dispiaccia affatto, e in pratica mi fa capire che vorrebbe... anch'io d'altronde vorrei...
Quello che segue meriterebbe venti pagine molto 'dure', quindi ci sorvolo...
 
E' una ragazza sveglia, 'sta Eleonora, pare che non faccia parte del gruppo complessato dei rivoluzionari da operetta. Cominciamo naturalmente a frequentarci spesso, anzi, spessissimo. Io sono tempestato di telefonate da parte di Gilberto, che vuole i suoi dannatissimi articoli. Si, devo farglieli per forza, ho dato la mia parola, e poi c'è un congruo assegno in ballo. Solo che è un impresa molto difficile, perché passo la notte in bagordi e luminarie, solitamente con Eleonora, poi a casa, anziché pace e quiete trovo Diana, quindi si sa come va a finire... insomma, è già tanto che riesco a sopravvivere!
Comunque sia, lo spirito professionale ha il sopravvento, e così tra una follia e l'altra riesco a far avere a Gilberto qualcosa. Sono in fin dei conti una persona di carattere, e ci tengo a onorare gli impegni, sopratutto quelli che portano denaro.
Incredibile.
Appena pubblicato il primo articolo, scoppia un caso. Per i contenuti viene fuori uno scandalo nel mondo giornalistico.
Per la prima volta dalla sua fondazione quel giornalaccio va a ruba. E' il successo, la folla di studenti che acclama sotto le finestre della redazione, la stampa seria che si occupa del caso, le copie stampate che non bastano ad esaurire le richieste... incredibile...
C'è una quasi scoperta, si organizzano dibattiti, tavole rotonde... si indicono cortei studenteschi, con assemblee conclusive, contraddittorio...
Gilberto sguazza in tutto ciò, pavoneggiandosi in maniera ignobile. Va declamando con enfasi che la cosa non lo sorprende affatto, lui l'ha sempre saputo, anzi, che sarebbe riuscito a far breccia nell'indifferenza, col suo impegno moralizzatore.
A sentirlo parlare ho un nuovo impulso omicida, vorrei sgozzarlo con una penna stilografica, disgraziatamente ho per le mani solo penne a sfera...
Con tutto quello scalpore era inevitabile che si facesse vedere anche la televisione! Finalmente, penso io, così finirà questa farsa. Invece niente, ci invitano a una tavola rotonda, dove tutti si congratulano con Gilberto, per aver saputo evocare così bene dei problemi sociali che altrimenti sarebbero stati insabbiati, si perché nella baraonda si rivaluta tutta la produzione precedente del giornalaccio, che passa così per un immacolato araldo della verità. Ma il massimo dello scandalo si tocca quando è il momento di parlare dell'autore dei pezzi galeotti, che il moderatore chiama 'sensazionali': Gilberto mette in campo tutta la sua laidità per farmi un ritratto bestiale... e il moderatore lo asseconda, e così riescono a spacciarmi alla fine come un angelo innovatore del proletariato...
Li ammazzerei volentieri tutti e due...
Qui, per risolvere la questione una volta per tutte ci vuole un atto chiaramente provocatorio. E' arrivato il momento di agire, e di escogitare un piano per sabotare definitivamente il giornale... Dopo una notte di follie con Diana, giusto per caricarmi, elaboro un piano disperato e suicida.
Mi presento giulivo da Gilberto, e gli espongo una mia idea: scriverò una storia ragionata della scuola negli ultimi venti anni, con note critiche e commenti riallacciati ai vari periodi socio-storici.
Lui è subito entusiasta dell'idea, da il suo pieno assenso, urlando di gioia!
"Perfetto,un po' di cultura socio-politica è quello che ci manca per essere una testata totalmente all'avanguardia. Hai avuto un idea sbalorditiva..."
"Tu non ti preoccupare, lasciami lavorare, e io ti farò un servizio che non dimenticherai facilmente..."
Ho messo in campo una perfidia che avrebbe fatto impallidire Giuda in persona. Comunque Gilberto abbocca alla grande, e mi finanzia un viaggio a Venezia con Eleonora, per favorirmi il lavoro.
Evito di entrare nei particolari di quel viaggio, perché farebbero del presente scritto un trattato pornografico...

Dopo due settimane, porto a Gilberto il saggio in sette puntate "Della Scuola", opera sovrumana d'alto ingegno ed esposizione chiara e analitica, come dice il sottotitolo. Accortamente propongo di pubblicare il saggio anonimo.
Gilberto si fida, prende a scatola chiusa, e pubblica le prime due puntate in un numero speciale.
E' la disfatta.
Il giornale, e Gilberto quindi, si becca una sfilza di denunce: oltraggio e vilipendio delle istituzioni, apologia di reato, concussione, istigazione a delinquere, calunnia, diffamazione a mezzo stampa, vilipendio della religione di stato, oltraggio alle autorità Costituenti, oltraggio alla costituzione, oltraggio alle autorità costituite, lesa maestà... insomma, praticamente mezzo codice penale.
Preso dallo sconforto, Gilberto cerca di suicidarsi gettandosi dalla finestra, ma questa dà sul terrazzo, e lui fa solo una meschina figura. Allora tira fuori una pistola per uccidersi, e si becca una denuncia anche per porto abusivo di arma da guerra. Fra l'altro la pistola non era neanche carica.
Insomma, ce l'ho fatta.
Finalmente Gilberto ha tanti di quei guai che non può provocarne a me. Naturalmente mi tocca sorbirmi la violenta indignazione di Eleonora, che dura quasi venti minuti.
"Non riesco a credere che tu abbia scritto delle cose tanto terribili..." dice stupita.
"Be', ho scritto anche di peggio..." provo a dire io.
E poi tira fuori i soliti discorsi sull'amicizia, i compagni, la causa, e cose simili... ma non è convinta affatto. Infatti, dopo avermi dato dell'infame carogna, mi bacia con una passione da cinematografo.
D'un tratto mi rendo conto che provo qualcosa per questa ragazza... credo di essere innamorato. Cotto. Partito. Perso...
E adesso?
 
Nuovi sviluppi. La situazione precipita.
Mentre sto cercando di spiegare a Eleonora come vanno le cose, lei mi fa capire senza mezzi termini di essere fortemente attratta da me, e non solo nella sfera fisica.
Sembra che oltre a tutto ci sia dell'altro.
I sentimenti sono reciproci.
Dopo questa fondamentale scoperta, siamo tutti e due così felici, che scappiamo su un prato, ci infrattiamo in un cespuglio, e ci immergiamo nella migliore chiavata della nostra vita.
Liberi e felici, come animali selvaggi.
 
Quella sera torno a casa contento come una pasqua. Diana ne è oltremodo compiaciuta, prendendo il fatto come premonitore di qualche sfuriata erotica. Ci abbracciamo quindi, contenti ognuno per suoi motivi, e baciandoci selvaggiamente ci rotoliamo per ogni dove. Dopo un po', riprendendo fiato, lei dice:
"Ehi, che succede?"
"Non lo crederesti mai..." ansimo io
"Prova a dirmelo."
"No, è inutile, tanto non ci crederesti..."
"Ma dai che ci crederò..."
"Mi sono innamorato..."
"..."
"Mi sono innamorato..." ripeto.
"Non ci credo."
Verso le due del mattino, dopo una lunga trattativa, Diana si convince, e si mostra anche contenta:
"Ma caro, dobbiamo festeggiare!" e mi si butta addosso...
Finiamo di scopare alle otto e trenta circa.
Freddo.
Anestetizzato.
Insensibile. Ucciso.
Sono distrutto.
Anche Diana fa un po' di fatica a camminare.
Stiamo un po' lì a ragionare su questa nuova situazione.
"Ma senti, sei sicuro che si tratti di vero amore?" mi fa lei.
"Be' penso di si..."
"Ma se non ti è mai capitato prima, come fai a esserne sicuro?" insiste lei. La guardo con occhio assassino.
"E vaffanculo, che te ne frega a te?" concludo, poeticamente.
 
La voce si sparge in un baleno, e con una precisione assoluta. Nel giro di pochi giorni lo sanno già tutti, nel capoluogo e in parecchi paesi della provincia. Se io stesso stentavo a credere a quello che mi era capitato, la canaglia cittadina mostra di crederlo subito e volentieri. Anzi, qualcuno si è dichiarato sdegnato dal fatto che il caso è così lampante che non ci sono molti pettegolezzi da fare.
Comunque, dopo un po' che stiamo insieme, tutto procede con tranquillità. Non è che le cose siano molto cambiate, di buono c'è che Gilberto è ancora impegnatissimo a curare i suoi affari. Tutto bene, quindi, senonché Eleonora se ne esce con una proposta indecorosa: vuol venire a stare da me.
Ora, bisogna dire che da me c'era, e c'è rimasta, Diana, si, qualcuno particolarmente attento se ne sarà accorto. Con questa cara amica ci si intrattiene in rapporti puramente fisici, il nostro è un rapporto platonico al contrario, un rapporto in cui i sentimenti puri sono distanti tremila miglia, dove il corpo con le sue esigenze la fa da padrone. Insomma un intesa sessuale perfetta, e basta così, per il resto ci si azzuffa anche alla domanda "che ore sono?".
Bisogna dirlo a Eleonora.
"Sai, veramente da me abita Diana, la conosci, lavoriamo insieme su certe ricerche di ordine sociologico..."
"Ma lo sanno tutti che scopate come ricci!"
"Be', che c'entra, è solo un rapporto fisico... e, e poi c'è che la poverina frequenta l'università, e sarebbe scomodo per lei essere sfrattata ora..."
"Ma chi ha detto di sfrattarla? Sarà sufficiente che si trasferisca in un altra stanza."
"Vuoi dire che può rimanere con noi?" dico allibito, anzi esterrefatto.
"Ma sì, non capisco perché ti formalizzi tanto, un trasgressivo come te..." fa lei.
Porca miseria, qui la faccenda prende una piega inaspettata...
Madooonna...!
 
Sono alcune settimane che Eleonora vive con me, e qualcuno ha avuto l'idea di fare quella anacronistica e melensa nonché inutile cosa che è una festa di fidanzamento. Io subisco passivamente...
Parenti e amici che si congratulano, badano a bere, a dire le peggio idiozie,e sono tremendamente ipocriti.
Tutte stronzate.
La vera festa l'avremo fatta Eleonora ed io, dopo la partenza di tutta quella canaglia.
La festa raggiunge toni di alta drammaticità, arriva anche al limite della commedia, sfociando nella peggiore farsa.
"... è una bellissima cosa che ci capita di essere testimoni di un evento così..."
"... ma guardali sembrano fatti l'uno per l'altra..."
"... guarda, lui è un ganzo tale..."
"... oh, lei è perfetta..."
"... che bella coppia..." ecc. ecc.
Io guardo allucinato quelle carogne, e ascolto tutte quelle fregnacce, ormai rassegnato. Passo da un tavolo all'altro, scolandomi birra, vino di vari colori, chinotto, aranciata, coca-cola, in breve sono sbronzo.
Ma partito, proprio. Sento le voci, ma non capisco più un cazzo, sono fuori, anche se sembra che sono lì.
D'un tratto arriva la madre di Eleonora, che comincia a parlarmi, ma io non capisco niente, vedo solo che è una donna bellissima, tutta sua figlia. O meglio, la figlia è tutta sua madre. Immaginate che pezzo di... lasciamo perdere.
Tra i fumi dell'alcool, e la mia solita frenesia erotica, a questo punto non più repressa e anzi scatenata dall'alcool, al vedere Matilde cado in preda a un attacco di delirium tremens, con supporto di un arrapamento totale, che mi permetterebbe di strapazzare senza sforzi un intero collegio femminile.
Guardo fisso Matilde, negli occhi. Lei sorride, non ha capito in che stato sono. E quindi le sparo una serie di garbati inviti molto espliciti, tutti a sfondo erotico passionale.
I presenti la prendono sul ridere, io invece la prendo per un braccio e la trascino verso la camera da letto, solo che, sarà stata la sbronza, sbaglio porta e ci ritroviamo in terrazza.
"Ma che ti prende?" dice lei incerta.
"Mi prendo te!!" urlo, e mi lancio verso di lei, infrangendomi contro una serie di piante tropicali...
"Maledetta puttana, dove sei?" grido, sputando terra e concime.
"Sono qui, alzati, dai, devi metterti a letto..."
Mi prende per aiutarmi a rimettermi in piedi, allora io l'afferro vigorosamente, e cerco di buttarla contro un dondolo che sta lì vicino, deciso a scoparmela in quel momento. Ma purtroppo manco di nuovo la mira clamorosamente, e ci ammucchiamo in terra... cerco di strapparle i vestiti, senza alcun risultato, ma lei divincolandosi si accorge della mia eccitazione...
"Ehi...!" mormora toccando con mano. Ma un residuo di dignità le impone di alzarsi, tutta rossa ed emozionata. Rientra in casa lasciandomi a smaltire la sbornia tra le piante del terrazzo...
"Sai cara, hai trovato un tipo molto... in gamba. Bisognerebbe conoscerlo meglio per poterne apprezzare certe doti..." dice Matilde alla figlia. Questa le lancia un occhiataccia che farebbe morire all'istante una monaca di clausura.
Quando piace al cielo, la festa ha termine. Io sono ancora disperso in terrazzo. Diana ed Eleonora non sanno ancora che io sta tra le piante del terrazzo, e a un certo punto si ritrovano sole.
"Ma dov'è?" dice Eleonora.
"Non lo so. Forse è andato via con qualche invitata..."
"Sarebbe capace di farlo... ma no cerchiamolo."
Danno inizio alle ricerche ma ahimé, danno solo una fugace occhiata in terrazzo.
"Vuoi vedere che veramente se n'è andato?"
"Se lo sarà portato quella troia di mia madre!" sbotta Eleonora con rabbia. E chiude la porta del terrazzo, lanciando qualche imprecazione.
Dopo aver discusso un po' del mio stolido maschilismo, decidono di andare a letto assieme.
Verso le tre del mattino mi desto... la sbornia è passata, vi ha contribuito il fresco notturno, e il pavimento duro. Cerco di rientrare in casa, ma le finestre sono tutte chiuse. Busso con violenza, finché non arriva Eleonora, seminuda.
"Ma che facevi in terrazza?" mi dice.
"Volevo rinfrescarmi le idee..."
Entro, Diana è nel lettone. Ci vuole poco a capire che hanno festeggiato senza di me. Diana mi strizza l'occhio maliziosa. Fra noi passa una corrente continua di erotismo, ci intendiamo subito. Anche Eleonora afferra al volo il lampo.
"Be', hai gli abiti umidi, spogliati... e poi vieni a letto, è la nostra festa, d'altronde. Dai, Diana, stringiamoci."
Diamine!!!
Mi levo quel vestito della miseria, che domani butterò dalla finestra, e mi tuffo sul letto, centrando con precisione la spalliera. Il tonfo si sente fino in strada.
"Oddìo, ti sei fatto male?" fa Eleonora.
"No, ma sono un po' giù, avrei bisogno di consolazione..."
"Ci pensiamo noi a consolarti." conclude Diana.
Ed è l'apoteosi.
Tre corpi. Un anima.
Sembra il titolo di un film.
E che film!

 
 
 

 
QUANDO IL SOLE E' ALTO NEL CIELO, E GLI ESSERI UMANI CREPANO DAL CALDO...
... allora è il momento che vengono allo scoperto le più turpi varianti del genere umano.

E infatti, puntuale come le tasse, saltò fuori Gilberto. Mi colse alla sprovvista, non mi aspettavo certo una sua visita, altrimenti sarei partito per Bengasi senza lasciare l'indirizzo.
Io mi trovavo in preda ai postumi di una solenne sbornia che avevo preso per festeggiare la fine della collaborazione con una rivista medica. avevo intascato un mucchio di soldi, per scrivere un sacco di castronerie, ma alle gente pare piacessero...
Ad ogni modo me ne stavo tranquillo, a sognare, in attesa che Eleonora rientrasse, quand'ecco irruppe il flagello.
Il mio primo pensiero fu il suicidio, ma non avevo mezzi a portata di mano. Lui attaccò subito senza perdere tempo:
"Un iniziativa clamorosa! Siamo di nuovo sulla breccia, anzi sul campo! Con la carta stampata ovviamente! Ho rimesso su la redazione, ci sono mezzi, nuovi finanziamenti, ma quel che più conta, nuove leve! manchi solo tu! In nome della nostra antica amicizia, devi venire. Ci serve una mano!"
Per nulla impressionato dai suoi punti esclamativi, cercai di riflettere su quell'antica amicizia, ma ero ancora annebbiato dalla birra, e non riuscii a dare una risposta caustica come avrei voluto. E lui ne approfittò per incalzare:
"Andare contro il sistema è solo distruttivo, invece bisogna essere costruttivi, e cercare di contribuire fattivamente all'edificazione del nuovo sistema. Non uno scontro, ma una giusta critica, dare i giusti consigli a chi ci governa, nell'interesse somme del nostro paese, per una perfetta convivenza sociale, e una giusta comprensione tra le masse popolari... ecc. ecc."
Parlò, o meglio, blaterò per quaranta minuti buoni, esaltandosi ignobilmente, pareva stesse tenendo il discorso sullo stato dell'Unione. Io mi sorbii quel sermone senza reagire, poi lui finì di botto, salutò e andò via dopo avermi lasciato in mano l'indirizzo della redazione.
Rimasi senza parole, completamente rinsavito, ma con la ferma convinzione che le piaghe d'Egitto non erano ancora terminate... Ma quel ch'è peggio, ebbi netta la sensazione che anche stavolta quel cane mi avrebbe incastrato...

Appena rientrò Eleonora, le narrai l'accaduto, e le comunicai anche la mia ferma intenzione di partire per il Tibet, dove avrei condotto vita di contemplazione, vivendo da anacoreta. Lei fu d'accordo sulla fuga, ma propose Palma di Maiorca come luogo del romitaggio. Al che non ebbi più dubbi. L'eccessivo consumo della fascia d'ozono sta causando un forte irradiamento di radiazioni solari, che danneggiano fortemente il cervello degli esseri umani.
Dopo lunghe trattative ci risolvemmo sul fatto che le nostre finanze non permettevano neanche di frequentare un romitaggio sugli altipiani di Arcinazzo, altro che Maiorca.
Non restava altro che sopportare impavidi il martirio.
 
Qualche giorno dopo, senza troppa convinzione, mi avviai a buttare un occhiata a questa redazione. Non mi aspettavo niente di meglio dell'altra, ed ero quindi pronto a qualsiasi shock. Chissà quale genere di lurido letamaio sarebbero stati i locali, e chissà che razza di bacherozzi sarebbero stati i redattori...
chissà che casino...
Questi e altri pensieri del genere mi passavano per la testa, mentre camminavo per il corso, in cerca dell'indirizzo.
Trovai finalmente il numero, ed ero già meravigliato che si trovasse in centro, ma uno sguardo al palazzo mi fece sobbalzare. Non era niente male, anzi, di una certa classe. Tirato a lucido, con il portiere, le piante nell'atrio, un bel palazzo per uffici. Immaginai che la redazione si trovasse in cantina o in un umida soffitta. Comunque entrai e chiesi al portiere.
"Quarto piano, signore, prenda l'ascensore." mi disse affabile.
Io rimasi di stucco. Ma arrivato al quarto piano ebbi un colpo apoplettico! Tutto il piano era occupato dalla redazione. Entrai:porte di vetro, pavimenti lucidi, tavolini, schedari, macchine elettroniche, computer...esseri umani...
Pensai ad un allucinazione, poi vidi Gilberto che troneggiava su una pedana da premio Pulitzer. Mi fece un gesto con una mano, sembrava un re che riceve i sudditi.
"Allora, carissimo, che te ne pare?" disse mellifluo.
"Hai svaligiato la cassa per il mezzogiorno? Come hai fatto a metter in piedi tutta questa roba?" chiesi subito.
"Aiuti, semplici aiuti da parte di persone che vogliono la verità e solo la verità. Ma vieni questo è il tuo regno..."
E mi portò in una stanza immacolata con ampia vetrata che permetteva di troneggiare la redazione, oscurabile peraltro da tapparelle; c'era un ampia scrivania, computer, poltrona da panciolle, telefono, libreria, minibar, un tavolinetto con segretaria sorridente... segretaria?
"Questa è Enrica, la tua segretaria personale..." disse lui calcando il tono sulla parola 'personale'.
"E che ci faccio io con una segretaria?"
"Mmm, questi sono affari tuoi, lei è disponibile..." disse sottovoce, poi riprendendo il tono padronale da anfitrione proseguì: "Il telefono ha due linee, una privata, puoi anche interfonare con la redazione. Ricordati che qui comandi tu, ma l'editore sono io. Oh, nello schedario ci sono già tutti i programmi editoriali, da un occhiata, correggi pure se è il caso e vedi di metterci qualche buona idea."
Volevo ringraziarlo della bontà dimostratami, ma c'era qualcosa che mi era parso di capire ma forse sbagliavo... lo fermai mentre stava per uscire:
"Ehi Ehi Ehi!!! Calma, un momento, ma io che devo fare qui? Perché ho la segretaria e l'ufficio a parte e tutto il resto?"
"Come, non te l'avevo accennato? Tu sei il direttore!"
Una secchiata d'acqua dopo la traversata del Sahara non mi avrebbe fatto più effetto.
"Come direttore... ma io non ho mai... e poi che giornale è, di che parla... e insomma, quanto mi dai?"
Lui assunse la solita aria sufficiente:
"Sembra il classico rotocalco che tratta attualità e cultura, ma non è il solito rotocalco. E' il nostro, è diverso. Si chiama 'Homo Sapiens', sfonderà, e tu come direttore responsabile avrai due milioni e rotti al mese."
"Ah, e i rotti quanti sarebbero?"
"Una infima percentuale sulle vendite... che ne dici?"
E se ne andò senza aspettare risposta.
Porca miseria. Ero inguaiato. Di più. Stavolta era fatta, forse Gilberto era capitato su una buona torta, ma stavolta forse avrei partecipato alla spartizione delle fette...
La faccenda aveva preso una piega accettabile, ohò, direttore. Eh!
E la segretaria era anche carina oltretutto, e in seguito avrei potuto appurare cosa intendeva Gilberto nel definirla disponibile, anche se una mezza idea ce l'avevo...
 
Bene, mi aveva anche dato carta bianca, avrei fatto faville. Come prima mossa avrei arringato la redazione, ma prima era il caso di fare conoscenza con la segretaria, anche per avere qualche informazione sull'ambiente.
"Be', Enrica, sembra che staremo parecchio insieme..."
"Già..."
Tipo di poche parole, ma grande sorriso. Notai che era vestita in maniera che definire leggero sarebbe stato un eccesso. Bene.
"Da quanto lavori qui?"
"Da una settimana, ma non ho fatto nulla finora..."
"Bene, e dimmi, che tipi ci sono in redazione?"
"Oh, un sacco di gasati, col mito del colpaccio all'americana, cacciatori di gloria, appassionati, lavorerebbero anche gratis. Gente pronta ad aderire ad ogni iniziativa purché ci sia qualche possibilità di diventare famosi."
"Interessante, vuol dire che li faremo buttare dalla torre di Pisa..."
Ridemmo, poi io uscii e andai nel gran salone della redazione, dove salii sulla grande pedana dove stava prima Gilberto. Subito una piccola folla si radunò intorno, sapevano che ero il CAPO.
Lo dissi di nuovo, e chiesi anche se qualcuno avesse letto qualcosa di mio. Nessuno rispose, molto incoraggiante... Comunque declamai lo stesso una parvenza di arringa esaltante, giusto per galvanizzare ancor più gli animi e dare un impronta personale alla situazione, poi mandai tutti al lavoro.

Cominciammo così a darci dentro. Io mi ero montato la testa in modo ignobile, e già pensavo a dove avrei potuto metter in casa i premi e i riconoscimenti che senz'altro avrei ricevuto in gran numero.
Furono giorni di lavoro febbrile, bestemmie da competizione, risse furibonde, crisi di nervi...
Ma infine uscì il primo numero. Si sarebbe detto stampato in proprio in un manicomio criminale.
In copertina c'era la solita e gratuita ragazza prosperosa e senza reggiseno. La prima rubrica era quella delle lettere al direttore, che giustamente ospitava alcune righe di presentazione. Il che significa un tremendo discorso requisitoria, per la cui stesura avevo impiegato tre giorni e svariati litri di birra... ma era un capolavoro.
C'erano poi le altre rubriche, e numerosi articoli privi assolutamente di ogni fondamento, dato che erano stati scritti in redazione, praticamente a piacere da parte di chi li scriveva.
Ad esempio c'era un articolo sullo stato dei litorali dello Ionio, scritto da uno stravolto veronese che in vita sua aveva visto il mare solo dal treno, e di sfuggita. C'era anche un articolo sui diritti delle donne, che era stato scritto da uno scellerato misogino, che passava il tempo libero a frustare la moglie accusandola di assurdità, ecc.
Comunque, questa caratteristica degli articoli fatti in casa rimase come particolare del giornale, che diventò il più sedentario rotocalco della nazione. Il massimo dello sforzo cui arrivammo nelle escursioni furono le interviste telefoniche. Ma tiravamo a sorte. Non per l'intervistato, per l'intervistatore.
Forse per l'alto numero di scemenze che conteneva, il primo numero andò a ruba. Fu un successo strepitoso, tutte le ventimila copie d'assaggio andarono esaurite in breve!
Io credevo di sognare. Telefonate di congratulazioni giunsero da tutta Europa, "è sorta la voce dell'uomo nuovo europeo" dicevano.
Presi una copia, e cercai di capire dove stava il segreto di tanta popolarità. Lessi accuratamente da cima a fondo, poi, trattenendo a stento un conato di vomito, mi convinsi vieppiù che i tempi dell'Apocalisse erano vicini.
Pure, feci buon viso a cattivo gioco. Diamine, ero il direttore, non potevo mostrarmi stupito dal successo riscosso!

 Manco a dirlo, venne Gilberto, raggiante e felice.
"Sapevo che ce l'avresti fatta, per questo ti ho scelto!" esordì fiero e sempre più esaltato.
"Gilberto, ma l'hai letto?" dissi io con tono disilluso.
"Certo che l'ho letto, è forse la più grande schifezza che sia mai stata pubblicata, ma alla gente piace!"
Il ragionamento non faceva una grinza.

Insomma era fatta. L'avventura, una delle più ignobili degli ultimi anni, era incominciata.
Il nonsenso fu il nostro vangelo. E il giornale si affermò come grande opera comica. Questo perché noi assumevamo la massima serietà nel trattare gli argomenti più leggeri, col risultato di renderli addirittura ridicoli.
Il pubblico ne era entusiasta, ma io quando leggevo la bozza pronta per le stampe mi vergognavo come un ladro. Ogni settimana ero colto da crisi mistica, esistenziale, di coscienza ecc., e sempre in concomitanza con l'uscita nelle edicole.
Furono scritti una serie di articoli sulla vita di coppia, naturalmente ad opera di scapoli e zitelle. Fece scalpore un servizio dettagliato sulla pesca subacquea, il cui autore non sapeva neanche nuotare!
Gli articoli di commento della situazione politica erano in mano ad un anarchico simpatizzante di destra, extraparlamentare ed ex dinamitardo, con una fedina penale piena così di reati politici, che sulla carta riusciva a combinare casini tremendi, che però alla fin fine rispecchiavano l'opinione della gente sulla situazione politica: un casino, appunto.
E a proposito di casini, una delle prime iniziative fu inaugurare una campagna a favore delle spiagge libere sui litorali.
fInsomma, una situazione pazzesca.
Mi aspettavo ogni minuto do veder naufragare la nave, ma niente, tutto filava a gonfie vele.
I miei articoli di fondo, in cui ero sempre più caustico, mordace ed offensivo, piacevano.
E non ricevevo nessuna querela.

 
Dopo qualche mese di questo andazzo raggiungemmo una tiratura di oltre duecentomila copie. Una cosa pazzesca!
Mi chiedevo spesso il perché di tutta quella storia, perlomeno se ci fosse stato un significato recondito da tirar fuori, almeno come insegnamento morale, ma non mi veniva in mente niente.
Finché una sera che stavo in terrazza a godermi il fresco, con una birra in mano, insieme ad Eleonora, pensai.
Pensai e conclusi.
"Sai?" dissi;
"Cosa?"
"Quell'ideuzza di qualche mese fa, circa una fuga in qualche isola o subcontinente... si potrebbe fare..."